( Gv. 14 , 13-16 . 22-26)
Divenire Dimora di Dio mediante una vita d’Amore. È l’Annuncio lieto odierno .. ma un po’ di Teologia non guasta, perché il compiersi della cinquantina Pasquale abbia il Suo Zenith di comprensione mistagogica, per noi tutte/tutti. Ormai con L’Ascensione e La Pentecoste, è segnato per sempre l’ingresso dell’eternità nel tempo. Guardiamo ciò che dura in eterno muovendo i nostri passi nell’effimero. Dio nella Sua Infinita Bellezza racchiusa Nella Sua Perfetta e Solitaria Forma, ha voluto che il non-esistente partecipasse alla Sua Pienezza. Il Verbo Eterno formula le infinite parole creatrici, che si condensano nella materia, manifestando La Sapienza e l’Amore Della Mente Divina per le creature chiamate ad essere. A Pentecoste i Discepoli divennero quello che noi siamo chiamati a DIVENIRE, quello che Adamo era prima che il mondo fosse: un po’ di materia e un irraggiare e un folgorare dello Spirito. Dopo la Pentecoste ognuno di noi è chiamato a lasciarsi
“ convincere dallo Spirito “, che la Folgorazione di cui sopra é in atto perennemente, e che può manifestarsi in ognuno di noi, se le nostre energie interiori sono protese decisamente verso l’incontro con Cristo, che siede alla destra di Dio. Lo Spirito annulla tutte le resistenze, le nostre emotività e le… brucia… Lo Spirito, RIDISEGNANDO l’uomo e la donna, mediante forze, e colori e tonalità sempre attive, ed innovative, li santifica ed eleva. “Rimane allora, Lo Splendore di Luce dello Spirito inviato dal Padre nel nome di Cristo, per una vita immensa, che non può che essere insegnamento del Figlio in Noi, e del Suo Ricordo “.
