IV Dom. di Pasqua , commento all’Evangelo secondo Giovanni , capitolo 10, 1 – 10
È una Pericope più lunga , quella che noi non leggiamo , nota come quella del buon Pastore , che spesso confondiamo con quella della pecorella smarrita , meriterebbe una ripercorrerla , quanto meno nella lettura , che le differenzia integrandone i temi . Non si da Pastore senza pecore e viceversa . Tuttavia qui le autorivelazioni del Cristo , con il pronome in prima persona plurale , “ IO SONO “ , detto due volte esplicitamente , ed una terza implicitamente , nel contesto parabolico , dicono quanto meno che , ci si dovrebbe attenzionare , appunto sull’Io Divino . Fatta questa premessa le due icone una visiva e l’altra uditiva , “ Porta e Voce “ , indicano comunque passaggi “ sensoriali / sensibili degni d’interesse “ Pasquale” . La porta è passaggio tra due spazi distinti e la voce è due poli il dire , l’udire . Due momenti significati di fede Pasquale che , attraverso Cristo- Porta che chiedono : cosa si attraversa ? quale soglia si varca ? Quali luoghi si attraversano ? Il prima il poi ? Un ora un dopo ? La Voce del Pastore , cosa dice : chiede? Chiama ? Domanda? Consola ? Giudica ? Rimprovera ? Ama ? Sfaccettature tonali , percezioni uditive ? Sonorità interiori ? Vibrazioni impercettibili ? Capiamo bene che , queste “ Autorivelazioni “di Gesù coinvolgono assai . La prima è l’andare avanti , oltre , perché comunque è Lui La Porta e non può condurre che a buone “ Pasture “ ; cioè a nutrimento “ utile “ . Quanto alla Voce , la mutua conoscenza, Pastore e Pecore
non può che generare abbandono fiducioso .
Allora , non resta che , con stupita volontà varcare la porta che è Cristo , perché , come incantati dal soave suono della Voce , lo seguiamo dove Egli vorrà condurci .




